A socera

Autore : Giggi Zanazzo

       "Io de sospiri te ne manno tanti
        Pe quante foje smoveno li venti:
        Tu me disprezzi, io me ciaccoro,
        lampena d'oro me fai morì."
Questi sono i più famosi versi di Gigi Zanazzo che risuonano lontano dalla vista degli spettatori nella Tosca ...
Luigi Antonio Gioacchino, detto Giggi, Zanazzo nacque a Roma il 31 gennaio 1860 in piazzetta di Santa Caterina dei Funari, angolo Via dei Delfini. Da giovane aveva studiato ragioneria.
Pur essendo di famiglia di origine veneta, Zanazzo è stato un autentico figlio di Roma e a questa città ha dedicato una gran parte della sua pur breve esistenza, ed è considerato il continuatore della scuola poetica del Belli e lo scopritore di Trilussa. Immagine Giggi ZanazzoLa sua vena poetica era alimentata dalla capacità di cogliere il particolare che si cela nella vita quotidiana, grazie anche ad un non comune senso d'osservazione.
Molti dei suoi migliori sonetti e delle commedie si ispirano a modelli popolari realmente vissuti sia pure reinterpretati.
La maggioranza delle sue opere è dedicata alla vita popolare della Capitale e grazie alla sua acuta trasposizione dei vizi, delle virtù dei pregiudizi e delle tradizioni del popolo romano possediamo ancor oggi una importante memoria dei tempi passati, una raccolta di usi e costumi che altrimenti sarebbero andati persi.
La sua fama di poeta dialettale valicò presto i confini della Capitale tanto che fu invitato a Milano per rappresentare maschere tipicamente romane.
Nel 1887 fondò il giornale "Il Rugantino" e fu proprio nel campo della saggistica che raggiunse quei traguardi che solo in parte la poesia gli aveva concesso.
Si dedicò anche al teatro, scrivendo diverse commedie, quali "Er´ re gobbetto" (1885), "Li Maganzesi a Roma" (1887), "L'amore in Trastevere" (1888). Morì a Roma il 13 dicembre 1911.
Poeta, prosatore e scrupoloso ricercatore, ci ha lasciato una copiosa opera che è stata un’inesauribile miniera per quanti, successivamente, si sono dedicati allo studio della vita del popolo romano degli ultimi secoli.


Trama della commedia

Nella ricca produzione teatrale di Gigi Zanazzo (che l’autore andó via via italianizzando perchè fosse più comprensibile) "La socera" mantiene un ruolo di tutto rispetto, in quanto si ritrovano in essa satire ed equivoci tipici del vaudeville di fine Ottocento.
La trama si snoda in una casa piccolo borghese romana, dove la figura della suocera si erge su tutti gli altri personaggi, con la sua alterigia, la sua ignoranza e la sua ingenuità, mitigate da sinceri sentimenti d’amore materni e coniugali.
La famiglia è composta dal padre, da sua moglie Camilla e da due figlie, una sposata ed un’altra ancora fidanzata. La suocera, piena di acredine nei confronti del genero avvocato non ancora ben avviato alla professione, è convinta di aver scoperto una sua tresca extra coniugale e vuole coglierlo sul fatto, sicura di smascherarlo e quindi di mandare a monte il matrimonio della figlia.
Attorno alla signora Camilla, schietta nelle sue origini popolane, tutti gli altri sono costretti ad agire, sottostando alla sua volontà. L’imprevedibilità delle trovate, del linguaggio colorito e del ritmo rendono la trama veloce ed interessante, così come voluto dall’ Autore ...



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Locandina
Teatro Agorà

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Programma
Teatro dei cocci

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Programma
Teatro Agorà

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seconda pagina

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